Leopoldo Saturno
Per incontrare Maria e Philippe bisogna salire oltre le case di Lezzaruole, seguendo la strada sterrata che porta verso Ria Tecia. Philippe è francese Maria Sarda; sono arrivati in Val Fontanabuona anni fa cercando la solitudine della pietra e del bosco, ma hanno finito per innamorarsi della storia profonda di queste montagne. Lui parla facilmente forse troppo, è più difficile sentire Maria invece perché ha bisogno di essere in confidenza. Quando raccontano questa storia di San Marco d'Urri lo fanno con stupore.
«Quando siamo sbarcati quassù, tra Ria Tecia e vecchie fasce abbandonate sopra Lezzaruole, cercavamo il silenzio e questo luogo ci aspettava da molto tempo, ma questo è un altra storia. Malgrado i luoghi comuni sui liguri ci siamo sentiti accolti dagli abitanti, dalla natura severa e ormai selvatica, dalla casa umile che Gigi ci ha venduto quasi di nascosto. Non prendeteci per matti, possiamo ancora sentire le vocie e i vissuti dei secoli precedenti. Pensavamo che queste valli fossero solo luoghi di fatica, di povertà da cui bisognava sfuggire. Poi, parlando con la gente di Lezzaruole, abbiamo scoperto la storia di Leopoldo Saturno.
Pensateci. Siamo a metà dell'Ottocento. Leopoldo è un bambino orfano, non ha niente, viene abbandonato a Genova. Arriva a San Marco d’Urri che ha solo otto anni. In quel secolo, la vita qui era durissima, si lottava per un pezzo di pane. Eppure, questa comunità così povera non lo respinge. Lo accoglie, lo sfama, lo cresce come se fosse un figlio di tutti. Questo già è profondamente commovente.
Leopoldo poi parte con la sua fidanzata. Va in America, nel Nevada. Diventa un uomo ricchissimo, investe nella Bank of Italy che diventera poi la famosa Bank of America, accumula una fortuna immensa. Ma la cosa straordinaria è che il suo successo non ha cancellato il suo passato. Prima di morire, lascia ai suoi figli un’eredità da quantificare anche in memoria. Dice loro: mi hanno dato la vita quando non avevo nessuno”.
Nel novembre del 1959, quasi settant'anni fa, accade quello che la gente del posto chiama ancora "il miracolo". I figli di Leopoldo mandano a San Marco d'Urri una fortuna: 340.000 dollari. Ma non per fare grandi opere pubbliche o monumenti al loro nome. No. Quei soldi dovevano essere divisi, in parti uguali, tra tutti gli abitanti del paese. Dal neonato al vecchio contadino. Quasi un milione di lire a testa, in un'epoca in cui la gente qui non vedeva quella cifra in un anno di lavoro. Una vera pioggia d'oro che ha cambiato il destino di tante famiglie. Noi, pur essendo foresti, ci sentiamo connessi con questa storia. Proprio sul fianco del nostro eremo esiste ancora in qualche modo una traccia. Il luogo si chiama Sproscia (cosi è scritto su una vecchia mappa catastale).
Li ci sono diverse particelle, sono senza dubbio le più piccole della zona. Sono l’una a fianco all’altra. Quasi tutte uguali come le fette di una baguette francese. Hanno una dimensione media di 30 mq. Ci è stato raccontato che erano delle donazioni fatte dalla chiesa Cattolica agli orfani. Ognuna aveva quindi un proprietario diverso. Il disegno della mappa lo ricorda ancora. Degli orfani come Saturno sono stati accolti qui, hanno ricevuto un pezzo di terra per andare avanti nella vita.
A modo nostro quassù, cerchiamo una connessione con il mistero, la storia di Leopoldo ce lo ricorda ponendoci davanti la bellezza della gratitudine.»