Feia
È un regno bagnato brulicante di vita , terra di fauni.
È di umido,
di spore,
di verde che inzuppa la pietra e la scioglie,
che bagna i suoni di ovatta ,
Tonfi di ciotoli sul fango marcio.
Felci tra le pietre,
impronte profonde di zoccoli .
Humus di vita che fu foglia, fu ramo, fu osso.
Su tutto, muschio splendente di rugiada a stondare gli spigoli, poveri resti di una civiltà antica.
Con i piedi a mollo nel Rissuello, Feia si estende su tutto il lato nord del monte Caucaso fino a Case del Malsalato, 7/800 metri s.l.m. quella linea di mezza costa in cui il castagneto cede il passo alla faggeta .
Al di sopra c'è la Rocca Cavallina
Feia è dunque un enorme castagneto in abbandono dove gli alberi sono lasciati crescere e marcire ,frequentato solo da fungaioli e riserva di caccia.
Ma soprattutto Feia è ciò che vedo dalle mie finestre ogni giorno ,il luogo della fantasia.
Da qualche anno sul monte Caucaso nidifica una coppia di aquile,nelle mattine limpide le osserviamo mentre si fanno trasportare dalle correnti ascensionali.
Pattugliano un territorio vasto, un anfiteatro naturale formato da tre versanti:
Lato nord monte Caucaso 1245 mt
Lato ovest monte Larnaia 1181 mt
Lato sud monte Bocco 1092 mt
Tutto questo, aperto sulla val Fontanabuona.
È questo il vallone del Rissuello affluente del Rio Neirone sulle cui rive sorgono le frazioni di Corsiglia e Roccatagliata .
Noi siamo privilegiati, esposti a sud vediamo addirittura uno scorcio di mare, quello di Recco e Camogli.
Ovunque la differenza fra lato nord e sud delle montagne è marcata, ma qui in Liguria la cosa si fa estrema perché sud vuole anche dire vento di mare.
È molto comune trovare due ambienti opposti, un lato arido, pelato dagli incendi e dall'uso a pascolo, ed uno umido coperto da un fitto bosco .
Sembra evidente a un primo sguardo che la civiltà contadina abbia resistito di più nei lati sud che ancora oggi, dopo cinquanta anni di abbandono, ne portano tracce evidenti.
Ma a guardare bene si può capire come questo sia invece stato un unico habitat umano, e di come un ambiente fosse necessario all'altro.
È l'inverno a darci la possibilità di osservare meglio, dalle mie finestre con gli alberi spogli e la prima neve tutto il vallone diventa a righe.
Centinaia di righe orizzontali perfettamente in bolla svelano le antiche fasce ed i muretti a secco anche nel più fitto del bosco.
Il castagneto forniva cibo e legname per costruzioni, mentre i prati a sud fornivano foraggio per le vacche.
È in inverno che amiamo esplorare i boschi, con antiche mappe militari alla ricerca dei villaggi fantasma di cui il vallone è pieno, per studiarne la storia e immaginarne le vite .